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Economia

Gig economy: quattro cose che bisogna sapere sull’economia on demand

La Gig Economy sta spopolando sempre più, eppure, ci sono problemi irrisolti che ne minano la credibilità

In una situazione economica che fatica a riprendersi, internet può considerarsi il miglior “datore di lavoro” attualmente in circolazione. È in quest’ottica che è nata la “Gig economy“. Di cosa parliamo esattamente? Si tratta della cosiddetta economia on demand, ovvero del lavoro a chiamata.

Un esempio di Gig economy sono i tassisti di Uber. Affrontiamo più nello specifico la questione, svelando quattro cose che bisogna sapere se si vuole intraprendere questa strada, perché, non è tutto oro ciò che luccica.

I numeri della Gig Economy

Per capire che è un vero e proprio fenomeno partiamo dai numeri di due dei maggiori colossi della Gig Economy: Uber e AirBnb.  Il giro d’affari dei gig employer, Uber e AirBnB, ammonta a 1,5 miliardi di dollari e coinvolge tra Europa e Stati Uniti, 162 milioni di lavoratori. Si stima che in Italia, gli utenti che hanno fatto ricorso a questo tipo di prestazioni, siano 150mila.

Differenze tra Gig e Sharing Economy

In un’epoca contrassegnata da infiniti neologismi, vale la pena soffermarsi su questo punto. Gig economy e Sharing economy sono due campi totamente diversi. Il primo si basa sul modello del lavoro a chiamata. Ovvero, si paga qualcuno per fare un lavoro in un dato periodo di tempo. Il secondo è più un sistema di abbattimento dei costi. Si condivide qualcosa per ammortizzare la spesa. È la differenza che passa tra Uber e Blablacar. Si chiama un tassista per compiere un percorso a cui, diversamente, si farebbe fatica ad arrivare. Diversamente, si condivide la macchina con qualcun altro per fare un tragitto che si farebbe comunque, ma che, condiviso in più persone, permette di abbattere le spese.

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Nessuna tutela dei lavoratori

Il problema della Gig Economy sta nella non tutela dei lavoratori. In questo genere di lavoro, infatti, non esiste alcun tipo di contratto. Di conseguenza, non ci sono agevolazioni pensionistiche o sanitarie. Esiste un vuoto normativo che va colmato quanto prima per evitare che, con l’espandesi di questo ipo di economia, in molti rimangano scopertia livello di tutele sociali.

Tutto a proprie spese

Chi lavora come freelance nella Gig Economy non ha diritto ad alcun tipo di rimborso spese. Non essendoci un contratto di lavoro vero e proprio, tutto quello che si usa per portarlo a termine è a carico del lavoratore. Viene retribuita solo ed esclusivamente la prestazione lavorativa.

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