Economia sommersa
Economia sommersa
Economia

Economia sommersa: i dati ai tempi della crisi in Italia

Le difficoltà di trovare un'occupazione stabile, unito ai problemi fiscali, favoriscono lo sviluppo del lavoro in nero

L’Italia è quel Paese stretto tra le poche opportunità di lavoro e il largo numero di tasse da pagare. Aumenti e rincari sono all’ordine del giorno. Il governo, incapace di creare occupazioni stabili, cerca, però, di spennare tutto quello che può al cittadino, con tasse di ogni tipo. In queste condizioni, non deve sorprendere che ad avvantaggiarsi della situazione, sia quella che viene definita economia sommersa, e che noi volgarmente conosciamo come lavoro in nero.

E’ quello che viene fuori dal focus di Censis e Confcooperative intitolato “Negato, irregolare, sommerso: il lato oscuro del lavoro.

I dati dell’economia in nero

Gli ultimi dati a disposizione sul rapporto tra economia in nero e Italia danno un quadro fosco. Nel periodo preso in esame, ovvero il triennio 2012-2015, il lavoro regolare è sceso del 2,1%, quello irregolare è aumentato del 6,3%, arrivando ad inglobare 3,3 milioni di lavoratori italiani, che svolgono le loro mansioni nell’ombra. Il valore di queste prestazioni arriva a toccare i 190 miliardi di euro, portando il sommerso a incidere dell’11.5% del Pil. Uno dei fattori primari che spingono in alto il lavoro in nero è la differenza di retribuzione a carico del datore di lavoro.
Attualmente, il salario medio orario sostenuto dalle imprese per retribuire un lavoratore regolare dipendente è di 16 euro, mentre quello pagato dalle aziende ad un lavoratore irregolare corrisponde a poco più di 8 euro.

Come si compone il sommerso

Si badi bene. Per economia sommersa, non intendiamo solo quella relativa al lavoro in nero. Esistono, infatti, altre componenti da tenere presenti. Tra questi vi sono la sottodichiarazione delle imprese l’impiego irregolare, fino agli affitti in nero o le mance. Secondo “Crisi e opportunismo: così il lavoro nero si è preso l’Italia”, tra i settori che agiscono nella sotto economia, al primo posto troviamo i servizi, seguiti dal commercio, le costruzioni, i servizi professionali e l’agricoltura.

APPROFONDIMENTI  Garanzia giovani, operazione fallita a sostegno delle nuove generazioni

La geografia

Per quel che riguarda le aree geografiche di distribuzione il tasso  più alto di irregolarità degli occupati lo troviamo in Calabria con il 9,9% , seguita dalla Campania con l’8,8% e dalla Sicilia con l’8,1%. Agli ultimi tre posti, troviamo tre regioni del Nord come Friuli Venezia Giulia (4,2% appaiato con l’Emilia Romagna), Lombardia (3,9%) e Veneto (3,8%). Ciò mostra, una volta di più l’enorme disparità tra Nord e Sud.

 

Categories
EconomiaPrimo Piano

Leave a Reply

*

*

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.