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La Roma paga i conti del Decreto Dignità

Tra le prime squadre di Serie A a pagare il Decreto Dignità c’è la Roma dell’americano James Pallotta. La gestione a stelle e strisce si era infatti dimostrata abilissima a sviluppare partnership e a stringere collaborazione con vari colossi di diversi campi. Come quello con il marchio di scommesse di Betway, che figurava sulle divise di allenamento. Il contratto però deve essere interrotto dopo appena un anno e stracciare il patto triennale con l’Exclusive Training Kit Partner a causa della legge voluta da Luigi Di Maio.

L’articolo 9 della legge n.96 del 2018, voluta dal ministro del lavoro e dello Sviluppo economico, vieta infatti qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse, nonché al gioco d’azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo. Circa 5 milioni di euro a stagione la cifra persa dalla Roma, che va moltiplicata per tre. E il danno economico si estende anche ad altre 14 società di Serie A che hanno tra gli sponsor ufficiali aziende di gioco pubblico.

Tra le big Juventus, Milan, Roma, Napoli, Inter, ma anche Cagliari, Genoa, Lazio, Sampdoria, Torino e Udinese mentre non rientrano nel decreto dignità invece Atalanta, Bologna, Chievo Verona, Fiorentina, Sassuolo, Empoli, Frosinone e SPAL non avendo accordi di questo genere. Per questo sono scesi in campo molti presidenti, tra i quali il patrono del Genoa Preziosi: “Noi in passato abbiamo avuto una società di betting come sponsor sulla maglia, in futuro potremo riaverla, è un’opportunità commerciale che non può essere negata”. E il numero uno del Grifone continua così: “Lo scopo è ridurre la dipendenza? Si aumenterebbero le puntate all’estero, per non parlare dei circuiti illegali. Provvedimento senza senso e populista, penalizzerebbe un sistema come quello calcistico che già fatica a stare in piedi“.

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Secondo le stime di Logico, associazione che riunisce gli operatori di gioco online che operano nel mercato italiano attraverso regolare concessione, gli investimenti in pubblicità da parte delle società operanti nel settore ammontano a circa 200 milioni di euro l’anno. Di questi circa la metà è destinata a club di calcio e leghe, mentre il restante 50% è destinato a media e tv, che prevalentemente di occupano di sport. Risorse che saranno cancellate e destinate altrove in Italia, con la Serie A che perde di competitività e fascino.

Per questo è scesa in campo la Lega Calcio che si è detta disponibile ad aprire un tavolo di lavoro con tutte le parti interessate, nella speranza che il provvedimento già approvato possa essere opportunamente rivisto e “correttamente indirizzato all’individuazione di soluzioni concrete che impattino realmente sul contrasto alla dipendenza da gioco e preservino inoltre l’occupazione e l’indotto del settore“.

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