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Le criptovalute in aiuto di Cuba

Quando Satoshi Nakamoto, undici anni fa, si accingeva ad aprire sul nostro pianeta l’era dei bitcoin, forse non si immaginava una diffusione simile. forse non si aspettava che, tra i tanti paesi che avrebbero sposato questo nuovo e moderno sistema di pagamento, insieme a colossi come Stati Uniti e Cina, ci fossero anche paesi minori.

Stiamo parlando di Iran, Venezuela, Corea del Nord e soprattutto Cuba. Stando ai dati emessi dall’ultimo report di Datalight, la gran parte dei trader di criptovalute risiedono negli Stati Uniti, seguiti da Giappone, Corea del Sud, Gran Bretagna e Russia, con l’Italia solo in 14esima posizione. Ma la diffusione della moneta virtuale è incredibile anche in questi paesi.

Soprattutto a Cuba dove l’embargo, ormai decennale, degli Stati Uniti ha tagliato fuori la popolazione fuori dai tradizionali sistemi di pagamento e dai mercati finanziari. I cubani infatti non possono avere carte di credito o di debito internazionali per usarle in loco e incontrano incredibili difficoltà a farlo all’estero. Ecco allora che in soccorso di questo angolo d’America centrale arrivano proprio le criptovalute. Per ora utilizzate solo da una piccolissima parte della popolazione, ma in costante crescita e diffusione. Sono almeno 100 mila i cubani che usano bitcoin secondo Alex Sobrino, fondatore del canale Telegram CubaCripto, spazio telematico in cui si discute e si scambiano valute digitali: “Le usiamo per ricaricare i nostri cellulari, per fare acquisti online e ci sono persino persone che prenotano camere d’albergo”, ha spiegato Sobrino a Reuters, mettendo in evidenza come le transazioni avvengano spesso di persona, con i bitcoin vengono scambiati “live” contro denaro contante.

A Cuba è operativo anche un exchange, Fusyona, che usa la valuta forte dei cubani che inviano rimesse dall’estero. La sua sede in realtà è in Brasile, perché il governo cubano non ha mai approvato l’uso di criptovalute, anzi lo ha definito come uno strumento di “arricchimento illecito”. Ma le cose stanno cambiando in maniera sempre più rapida: a luglio membri del governo hanno dichiarato di guardare con attenzione a ciò che fanno in proposito altri paesi sotto le sanzioni statunitensi, come il Venezuela e l’Iran. Secondo quanto ha emesso l’agenzia di notizie Reuters, protagonista di un’inchiesta-soggiorno sull’isola, il creatore del software antivirus McAfee, John McAfee, ha dichiarato che sarebbe disposto ad aiutare Cuba nello sforzo di sposare le criptovalute.

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Temiamo che il governo possa ostacolare il settore, vietare attività, oppure dichiarare che si tratta di un metodo d’arricchimento illecito – ha detto il fondatore di Fusyona, Adrian LeonPer i forestieri, le criptovalute sono soltanto un’altra opzione. Ma per i cubani sono una necessità, rappresentano una soluzione al problema dell’esclusione dalla comunità finanziaria globale.”

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