"Franco Angeli – mai un nome ed un cognome sono stati più appropriati: uomo dolce, elegante, generoso, bello come il sole, un vero Aristocratico! Quando l'aristocrazia è del popolo essa appartiene al livello più alto poiché esistono umiltà e grazia, e chi ha grazia, appartiene agli dei"
Livia Lancellotti
Giuseppe Angeli, in arte Franco, nasce a Roma il 14 Maggio 1935, terzo di due fratelli più grandi.
La sua è una famiglia umile e di solida tradizione socialista e antifascista.
Il padre è considerato dal regime un pericoloso sovversivo e lui stesso ricorda come erano costretti a cambiare continuamente casa a seguito delle persecuzioni, così spesso da bambino trovava riparo nelle fontane o nei vicoli di Roma iniziando una vita in stretta simbiosi con la città e la strada.
La guerra segna la sua infanzia in maniera indelebile, la famglia si divide, il padre muore quasi subito e lui è costretto fin da piccolo a provvedere alla madre per di più malata.
Inoltre sembra che proprio l'orrore della guerra e del bombardamento di San Lorenzo, vissuto sulla propria pelle, segnino per il pittore una ferita profondissima tanto che le sue prime tele materiche, le garze e le superfici monocrome sono ispirate a quelle immagini dolorose.
Ricordiamo a questo proposito un'opera del 1958 intitolata: E da una ferita scaturì bellezza.
Franco Angeli comincia da subito a lavorare portando i carretti al mercato, poi trova impiego come ragazzo spazzola presso un barbiere, ancora in una lavanderia e nella bottega di un tappezziere.
Quest'ultimo lavoro lo avvicina alla manualità dell'artista; le prime tele infatti sono preparate dallo stesso pittore con l'aiuto di Nemmo Mancini, artigiano che lavora anche per Schifano e Festa.
In quegli stessi anni di formazione il fratello Otello lo avvicina alle idee politiche della sinistra italiana, per altro radicate nel quartiere San Lorenzo di Roma dove i due vivono al tempo.
Otello diventerà in seguito sindacalista e poi segretario della sezione del Partito Comunista di Cinecittà mentre il rapporto ufficiale con il partito sarà da parte di Franco piuttosto spigoloso.
Nel 1960 viene organizzato dallo stesso Otello il Premio di Pittura di Cinecittà, una mostra di giovani artisti alla quale Franco partecipa con un monocromo su tela di iuta.
L'opera viene rifiutata dalla commissione nella quale figura lo stesso Guttuso.
In quegli anni Franco conosce Mario Schifano nella sezione di Campo Marzio con cui stringe una forte amicizia basata sulle stesse convinzioni ideologiche e sul bisogno di esprimersi artisticamente.
Non frequenta scuole di pittura ma comincia un breve apprendistato nello studio di Mannucci.
L'interesse di Angeli per la pittura è globale, entusiasticamente immune agli intellettualismi concepisce l'arte come un'esigenza di libertà, una maniera di espressione assolutamente intima.
Il suo amore per Caravaggio nasce dall'incontro dei celebri affreschi in Santa Maria del Popolo, chiesa che sarà scelta anche per il suo funerale. Ancora ricordiamo l'interesse per Van Dongen e Monet, mentre la dipendenza da Burri si riscontra nelle sue prime creazioni ancora molto materiche.
La sua prima collettiva avviene nel '58 con Festa e Uncini e la sua prima personale nel gennaio 1960, entrambe presso la Galleria La Salita di Roma di Gian Tommaso Liverani.
Negli anni '60 Angeli partecipa a numerose esposizioni presso la Galleria La Tartaruga di Plinio de Martiis, l'Arco d'Alibert di Mara Coccia, e viene invitato alla Quadriennale Romana del 1965.
Nel 1964 partecipa alla storica biennale di Venezia insieme a Schifano, Festa, Rotella, Giosetta Fioroni, Titina Maselli, Pozzati, Paolini, Castellani e la Accardi: è la consacrazione della Pop Art internazionale con il Gran Premio della giuria conferito a Robert Rauschenberg.
In quegli anni le sue tele sono ancora a metà tra l'eredità dell'Informale e il fascino per una nuova figurazione, contraddistinte dall'uso del velatino con immagini ancora piene di trasparenze.
Dagli anni '70 in poi i toni si fanno invece più forti, sulle tele le svastiche e le falci e martello non sono più abbozzate o filtrate dalle calze di seta, ma compaiono dipinte a smalti, acrilici e spray con una mano pittorica violenta che si connota sempre più di evidenti significati politici.
Dal 1968 infatti gli equilibri si sono ormai rotti, l'Italia è uscita completamente dal suo isolamento culturale e dall'illusione della Dolcevita ed è inglobata nel clima internazionale della contestazione studentesca, della beat generation, ma anche della Guerra Fredda e dell'orrore del Vietnam.
Nel 1968 l'artista realizza una serie di nove Dazibao su carta 100x70 intitolati Compagni, Saint Germain, Berlino 1945, Occupazione dei monumenti, Il funerale, Compagno Vietnamita, Occupazione di un monumento equestre, Contestatore solitario, Abbraccio Eterno.
Contemporaneamente però, già dal 1973 una nuova visione più analitica si fa strada nelle sue tele, proprio nel momento di maggior pathos ideologico Franco Angeli si indirizza verso forme più regolari come i paesaggi geometrici eseguiti intorno alla metà degli anni '70.
Intanto, la produzione di half dollars, lupe e aquile continua, ma se da una parte si ravviva di nuove tinte, perde terreno in quanto ad originalità e va assomigliando sempre più ad una produzione seriale.
Intanto l'ispirazione per la geometria lo porta verso forme sempre più metafisiche.
Inizia la serie di piramidi, obelischi, e ancora delle marine solcate da aeroplani, composizioni eseguite con campiture regolari e contorni netti alle quali spesso abbina colature di colore quasi ad aggregare un'impronta informale che però appartiene ad una metà a se stante dell'opera.
Siamo quasi alla fine della sua vita quando nel 1984 inizia il ciclo delle marionette, considerate da molti un'autoritratto dell'artista ormai divenuto docile, e come in balia dei fili imperscrutabili del destino.
Un destino purtroppo amaro che lo condurrà ad una morte tragica.
Schifano, Angeli e Festa sono infatti soprannominati "maestri del dolore" per connotare una generazione che vede la luce negli anni tragici della guerra e riflette questa sua insofferenza nella ricerca disperata di un riscatto.
Questo riscatto è ricercato dagli artisti nella pittura come via di liberazione dalla vita e tragicamente anche negli eccessi della droga, nel tentativo disperato di colmare un vuoto esistenziale che brucia le loro anime da dentro.
Ma se questo stesso fuoco permette all'artista di raggiungere un indiscusso lirismo nella pittura, ugualmente non può che consumarlo nella vita quotidiana.
Eppure la sua vita conosce anche momenti di equilibrio sentimentale e due relazioni profonde, prima con Marina Ripa di Meana, con la quale resta unito fino agli ultimi giorni di vita, e poi con Livia Lancellotti, ultima compagna dell'artista che darà alla luce la sua figlia Maria.
Quelli con la Ripa di Meana sono ancora anni giovanili, di successi ma anche di eccessi dove la dipendenza dalla droga è il principale motore nella quotidianità dell'artista.
Questa gli provoca alti e bassi spaventosi che lo portano dall'esaltazione alla depressione, logorandolo nei rapporti anche con i suoi stessi compagni di vita.
Ne è un esempio la sofferta rivalità con Mario Schifano che porta quasi a distruggere un'amicizia nata invece su basi spontanee.
L'amore per Livia Lancellotti nasce quando ancora la relazione con Marina non è conclusa.
Lontana dall'ideale di femme fatale la Lancellotti è una ragazza giovane contraddistinta da una certa semplicità di sentimenti e di gesti.
Quello che nasce è un amore differente che si colloca in antitesi all'attrazione che lo aveva avvicinato a Marina.
Siamo nell'estate del 1975, quando Franco Angeli, ormai quarantenne, inizia una fase successiva della sua vita e della sua carriera di artista.
Gli anni '80 sono contrassegnati da un'involuzione artistica e da una certa depressione.
Sono anni di bilanci e di introspezione, spesso amara da parte dell'artista che vede lontano il successo e i giorni della sua giovinezza consumati in un tempo infinitamente breve.
Nel 1988 Franco Angeli contrae l'Hiv e si ammala.
Muore nel giro di poco tempo all'età di 52 anni.
Gli saranno vicine fino alla morte sia Marina che Livia Lancellotti, i funerali saranno celebrati nella chiesa di Santa Maria del Popolo.
